Una nuova governance per Roma. Decentrata. Solidale. Partecipata. Intervento di Carlo Costantini, sulla “Proposta di riordino del sistema di governo di Roma” del Partito Democratico della Capitale con CGIL, CISL, UIL.

Roma 7 gennaio 2021 – Roma è indubbiamente una città complicata da amministrare, non solo per la sua estensione, 1287 km2 per 2800.000 abitanti, esattamente il doppio di Milano che è il secondo comune d’Italia…ma anche e direi soprattutto perché’ l’articolazione dei poteri tra comune, città metropolitana e municipi è estremamente complessa, e l’integrazione tra i vari livelli di governance è, allo stato, più che un obiettivo da raggiungere sembra una missione impossibile….

Il momento post pandemico è l’occasione per domandarsi che idea di città vogliamo sviluppare per il futuro, e come gestire la capitale d’italia in un momento in cui le risorse economiche statali, l’attrativita’ di capitali per gli investimenti privati, la capacita’ e la visione di sviluppo urbano del futuro si collegheranno ancor piu’ del passato, alla luce degli investimenti locali da mettere in campo con il recovery fund.

Rispetto alla governance di Roma le questioni aperte sono molteplici: Roma ha si il ruolo di Capitale ma con scarse risorse economiche e altrettanto scarsa incisività politica; questo non le permette di assumere il relativo carico urbanistico, sociale e economico e istituzionale che questa condizione comporta.

 Washington, Berlino, Londra, Parigi sono i principali esempi di quella che si potrebbe definire la condizione capitale.

Roma avrebbe dovuto essere inserita da tempo nel novero delle capitali a statuto speciale, tra l’intersecazione  delle norme dello statuto del 2013, ossia la ripartizione di poteri e risorse tra Roma capitale e i suoi 15 municipi e la legge Del Rio sulle aree metropolitane, è emerso un modello di governance di Roma peculiare.

Un complesso non pienamente compiuto di norme per lo statuto di Roma capitale si cala, di conseguenza, in una situazione urbana specifica che necessita a sua volta di interventi mirati per la gestione dei servizi quali: trasporti e viabilità, gestione del ciclo dei rifiuti, edilizia residenziale pubblica, sociale, sviluppo economico assetto urbano.

Non è di secondaria importanza la questione del decentramento verso il basso, cioè verso i municipi, che oggi appare come un modello incompiuto che provoca spesso competenze raddoppiate e ritardi nella capacita’ di fornire risposte puntuali all’utenza. 

Eppure, i municipi di Roma che per la loro estensione, si va dai 130.000 a 3000.000 abitanti, sono da considerarsi alla stregua di una grande città italiana. In un’ottica di sussidiarieta’verticale e orizzontale appaiono come la sede amministrativa piu’ idonea in termini di prossimità per gestire i fabbisogni territoriali e per erogare servizi. 

L’altra questione è il coordinamento di sviluppo verso l’alto: la città metropolitana di Roma svolge le finalità istituzionali di curare lo sviluppo strategico del territorio metropolitano e promuovere la gestione integrata dei servizi, delle infrastrutture e della rete di comunicazione di interesse della città metropolitana.

Ma anche in questo caso il coordinamento della governance verso l’alto, dalla capitale all’area vasta insieme alla regione è spesso frenato come emerge, per esempio, dalla difficolta dell’adozione di piani strategici per la mobilità sostenibile, nella gestione dei bandi per le infrastrutture pubbliche, (Wi-Fi e sensori). 

Per cui migliorare e ripensare la governance di Roma vuol dire distribuire meglio i poteri, dando piu’ spazio ai municipi e alla città metropolitana.

Con un campidoglio affrancato dalla gestione di una serie di attività che svolgerebbero localmente i municipi, nonché’ dalle incombenze dei flussi e delle reti di dimensione sovra urbana in affidamento alla città metropolitana, Roma capitale potrebbe assumere in pieno, e con prospettiva, i compiti e le incombenze proprie di una capitale con storia, patrimonio artistico e culturale che non ha eguali al mondo.

Questo è il momento migliore per innovare il ruolo di Roma. E’ fondamentale, e siamo già in ritardo, promuovere riflessioni e progettualità prima dell’avvio del dibattito politico in vista delle prossime elezioni amministrative romane.

In sintesi, provo a riassumere le soluzioni possibili da attuare: decentramento e devoluzione solidale, riforma degli enti di prossimità, comunità locali Smart, coesione territoriale, sviluppo equilibrato tra centro e periferia, tra capitale e città metropolitana.

Tutte azioni che dovrebbero avere il sindacato come interlocutore fondamentale.  Purtroppo questa amministrazione non è dello stesso parere vista la dimenticanza, e uso un eufemismo, nella recente convocazione del tavolo per lo sviluppo di Roma dove non siamo stati invitati a partecipare.

E’ chiaro che non rinunceremo al nostro ruolo di attori sociali. Nati per difendere e soprattutto unire le forze civili della nostra città, perché’ il lavoro ne è il motore pulsante.

L’emergenza sociale generata dal Covid 19 che abbiamo già iniziato a vedere, le annose questioni di insufficienza dei servizi che mai come oggi accentuano le disuguaglianze sociali, ci pongono ad impegnarci inderogabilmente in un confronto costruttivo per lo sviluppo urbano.

Questo è il momento per dare risposte. Vogliamo una Smart Roma che assuma il ruolo di catalizzatrice dello sviluppo sostenibile, economico e culturale, nell’ottica non di un comune di Roma ma di una Roma comune, bene comune da governare insieme.

Concludo citando Italo Calvino che raccontando il disordine e la complessità urbana nel suo romanzo, Le città invisibili, scriveva: di una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà ad una tua domanda.

Carlo Costantini, Segretario Generale CISL Roma Capitale Rieti