LAVORO NERO: ROMA PRIMEGGIA NEL LAZIO

Nostro servizio) E’ il Lazio la quarta regione d’Italia per numero di lavoratori in nero. Si stima infatti che degli oltre 3 milioni i lavoratori in nero, circa 250 mila si trovano nella nostra regione. Roma e Latina capolista.  Basti pensare che in sole due giornate di monitoraggio sul campo nella periferia della Capitale, Cgil Roma e Lazio, Cisl Roma Capitale Rieti e UIL Roma e Lazio hanno incontrato oltre 300 lavoratori in nero. Tutti in attesa di qualche privato o ditta per lavorare qualche giorno o anche soltanto qualche ora.


E’ il terziario (pubblici esercizi e turismo) il settore più a rischio
, seguito subito dopo dall’edilizia e dall’agricoltura. Stando solo ai dati ufficiali delle ispezioni Inps, Inail, dell’attività della Guardia di Finanza, dei Carabinieri e del Ministero del Lavoro, che il sindacato ha incrociato e rielaborato, a Roma  sarebbero migliaia i lavoratori irregolari e circa 7 mila quelli in nero.


 “Il lavoro nero è una piaga dura a morire – spiegano il segretario generale della Cgil di Roma e del Lazio, Michele Azzola, il segretario generale della Cisl di Roma Capitale e Rieti, Paolo Terrinoni e il segretario generale della Uil di Roma e del Lazio, Alberto Civica – soprattutto in un periodo di crisi in cui i cassaintegrati solo a Roma hanno raggiunto circa le 30 mila unità e la soglia della disoccupazione giovanile supera il 31,5%. Basti pensare che molti dei lavoratori in nero incontrati durante la nostra inchiesta sul campo, quasi tutti stranieri, ci hanno raccontato di aver perso il lavoro nell’arco degli ultimi tre, quattro anni e alcuni di loro, residenti regolarmente in Italia da anni, hanno rimandato nel Paese d’origine le proprie famiglie”.

 
In gruppi di 40 – 50 lungo la via Palmiro Togliatti, a Torre Angela, alla Borghesiana attendono dalle 5.30 del mattino, anche in pieno inverno, i datori del lavoro del giorno. Zaino in spalla e vari attrezzi di un mestiere che cambia a seconda delle necessità occasionali. Paghe da 20 – 30 euro per lavoretti di uno, due giorni presso ditte di pulizie o traslochi, 50 euro in media la giornata in un cantiere. Senza casco, né alcuna norma di sicurezza. Con crediti che spesso non riescono a riscuotere e fughe improvvisate in caso di controlli o ispezioni. “Che spesso i datori di lavoro conoscono in anticipo”, dicono. Questi i racconti più diffusi tra i pochi disposti a parlare della propria esperienza. Vite in attesa. In attesa di un lavoro e di una retribuzione che permetta loro di pagare l’affitto. Anche quello rigorosamente in nero.


Vite da “schiavi liberi”, come si autodefinisce qualcuno. I più “fortunati” hanno una moglie o una compagna che lavora regolarmente. La maggior parte, però, mantiene così la propria famiglia. “E non voglio che i miei figli mi vedano elemosinare la giornata di lavoro sul ciglio di un marciapiede”, esclama uno di loro alla vista della telecamera. Che pertanto rimane a terra. A riprendere il via vai delle loro passeggiate in solitaria per scaldarsi.  

(LZ) LAVORO. SINDACATI: ROMA TRA PRIME CITT IN ITALIA PER QUELLO NERO (DIRE) Roma, 7 ott. – E’ il Lazio la quarta regione d’Italia per numero di lavoratori in nero. Si stima infatti che degli oltre 3 milioni i lavoratori in nero, circa 250 mila si trovano nella nostra regione. Roma e Latina capolista. Basti pensare che in sole due giornate di monitoraggio sul campo nella periferia della Capitale, Cgil Roma e Lazio, Cisl Roma Capitale Rieti e Uil Roma e Lazio hanno incontrato oltre 300 lavoratori in nero. Tutti in attesa di qualche privato o ditta per lavorare qualche giorno o anche soltanto qualche ora. E’ il terziario (pubblici esercizi e turismo) il settore piu’ a rischio, seguito subito dopo dall’edilizia e dall’agricoltura. Stando solo ai dati ufficiali delle ispezioni Inps, Inail, dell’attivita’ della Guardia di Finanza, dei Carabinieri e del Ministero del Lavoro, che il sindacato ha incrociato e rielaborato, a Roma sarebbero migliaia i lavoratori irregolari e circa 7 mila quelli in nero. “Il lavoro nero e’ una piaga dura a morire soprattutto in un periodo di crisi in cui i cassaintegrati solo a Roma hanno raggiunto circa le 30 mila unita’ e la soglia della disoccupazione giovanile supera il 31,5%. Basti pensare che molti dei lavoratori in nero incontrati durante la nostra inchiesta sul campo, quasi tutti stranieri, ci hanno raccontato di aver perso il lavoro nell’arco degli ultimi tre, quattro anni e alcuni di loro, residenti regolarmente in Italia da anni, hanno rimandato nel Paese d’origine le proprie famiglie”. Cosi’ in un comunicato il segretario generale della Cgil di Roma e del Lazio, Michele Azzola, il segretario generale della Cisl di Roma Capitale e Rieti, Paolo Terrinoni e il segretario generale della Uil di Roma e del Lazio, Alberto Civica. In gruppi di 40-50 lungo la via Palmiro Togliatti, a Torre Angela, alla Borghesiana attendono dalle 5.30 del mattino, anche in pieno inverno, i datori del lavoro del giorno. Zaino in spalla e vari attrezzi di un mestiere che cambia a seconda delle necessita’ occasionali. Paghe da 20-30 euro per lavoretti di uno, due giorni presso ditte di pulizie o traslochi, 50 euro in media la giornata in un cantiere. Senza casco, ne’ alcuna norma di sicurezza. Con crediti che spesso non riescono a riscuotere e fughe improvvisate in caso di controlli o ispezioni. “Che spesso i datori di lavoro conoscono in anticipo”, dicono. Questi i racconti piu’ diffusi tra i pochi disposti a parlare della propria esperienza. Vite in attesa. In attesa di un lavoro e di una retribuzione che permetta loro di pagare l’affitto. Anche quello rigorosamente in nero. Vite da “schiavi liberi”, come si autodefinisce qualcuno. I piu’ “fortunati” hanno una moglie o una compagna che lavora regolarmente. La maggior parte, pero’, mantiene cosi’ la propria famiglia. “E non voglio che i miei figli mi vedano elemosinare la giornata di lavoro sul ciglio di un marciapiede”, esclama uno di loro alla vista della telecamera. Che pertanto rimane a terra. A riprendere il via vai delle loro passeggiate in solitaria per scaldarsi. (Comunicati/Dire) 18:10 07-10-16



LAVORO NERO: CGIL-CISL-UIL “ROMA TRA LE PRIME IN ITALIA” ROMA (ITALPRESS) – E’ il Lazio la quarta regione d’Italia per numero di lavoratori in nero. Si stima infatti che degli oltre 3 milioni i lavoratori in nero, circa 250 mila si trovano nella nostra regione. Roma e Latina capolista. Basti pensare che in sole due giornate di monitoraggio sul campo nella periferia della Capitale, Cgil Roma e Lazio, Cisl Roma Capitale Rieti e UIL Roma e Lazio hanno incontrato oltre 300 lavoratori in nero. Tutti in attesa di qualche privato o ditta per lavorare qualche giorno o anche soltanto qualche ora. E’ il terziario (pubblici esercizi e turismo) il settore piu’ a rischio, seguito subito dopo dall’edilizia e dall’agricoltura. Stando solo ai dati ufficiali delle ispezioni Inps, Inail, dell’attivita’ della Guardia di Finanza, dei Carabinieri e del Ministero del Lavoro, che il sindacato ha incrociato e rielaborato, a Roma sarebbero migliaia i lavoratori irregolari e circa 7 mila quelli in nero. “Il lavoro nero e’ una piaga dura a morire – spiegano il segretario generale della Cgil di Roma e del Lazio, Michele Azzola, il segretario generale della Cisl di Roma Capitale e Rieti, Paolo Terrinoni e il segretario generale della Uil di Roma e del Lazio, Alberto Civica – soprattutto in un periodo di crisi in cui i cassaintegrati solo a Roma hanno raggiunto circa le 30 mila unita’ e la soglia della disoccupazione giovanile supera il 31,5%. Basti pensare che molti dei lavoratori in nero incontrati durante la nostra inchiesta sul campo, quasi tutti stranieri, ci hanno raccontato di aver perso il lavoro nell’arco degli ultimi tre, quattro anni e alcuni di loro, residenti regolarmente in Italia da anni, hanno rimandato nel Paese d’origine le proprie famiglie”. In gruppi di 40-50 lungo la via Palmiro Togliatti, a Torre Angela, alla Borghesiana attendono dalle 5.30 del mattino, anche in pieno inverno, i datori del lavoro del giorno. Zaino in spalla e vari attrezzi di un mestiere che cambia a seconda delle necessita’ occasionali. Paghe da 20 – 30 euro per lavoretti di uno, due giorni presso ditte di pulizie o traslochi, 50 euro in media la giornata in un cantiere. Senza casco, ne’ alcuna norma di sicurezza. Con crediti che spesso non riescono a riscuotere e fughe improvvisate in caso di controlli o ispezioni. “Che spesso i datori di lavoro conoscono in anticipo”, dicono. Questi i racconti piu’ diffusi tra i pochi disposti a parlare della propria esperienza. Vite in attesa. In attesa di un lavoro e di una retribuzione che permetta loro di pagare l’affitto. Anche quello rigorosamente in nero. Vite da “schiavi liberi”, come si autodefinisce qualcuno. I piu’ ‘fortunati’ hanno una moglie o una compagna che lavora regolarmente. La maggior parte, pero’, mantiene cosi’ la propria famiglia. “E non voglio che i miei figli mi vedano elemosinare la giornata di lavoro sul ciglio di un marciapiede”, esclama uno di loro alla vista della telecamera. Che pertanto rimane a terra. A riprendere il via vai delle loro passeggiate in solitaria per scaldarsi. (ITALPRESS).