Lavoro: Costantini (Cisl Roma e Rieti), un laboratorio per analisi smart working


Roma, 21 dicembre 2020 – (Agenzia Nova) – “Un laboratorio Roma”, a partire dall’analisi sulla diffusione dello smart working, da declinare rispetto alle dinamiche che si svilupperanno. E’ la proposta lanciata dal segretario generale della Cisl Roma Capitale Rieti, Carlo Costantini, durante il suo intervento al convegno del Pd sullo smart working. Nel suo intervento il segretario ha affrontato il tema del lavoro agile affermando “come il nostro paese abbia scoperto questa tipologia di lavoro a causa dell’emergenza Covid-19. Infatti fino al 2018 in Italia solo il 2 per cento utilizzava lo smartworking contro il 20 per cento del Regno Unito, il 16 per cento della Francia, l’8 per cento della Germania. Questo vuol dire – ha spiegato Costantini – che siamo arrivati impreparati rispetto alla sfida che in questo momento ci propone lo smart working e che la pandemia è stato un fattore che ha accelerato questa dinamica in maniera del tutto disarmonica. Insomma più che smart working sarebbe meglio parlare di house work. In alcuni casi il lavoro da remoto ha permesso alle persone fragili di non subire ulteriori rischi di contagio e alle donne e alle mamme, con la chiusura delle scuole, di accudire i loro bambini”.

“Come tutte le innovazioni però lo smart ha i suoi pregi e i suoi difetti – continua il segretario generale della Cisl Roma Capitale Rieti Costantini -. Non è vero che ci possiamo svegliare la mattina e raggiungere la sede di lavoro virtuale accendendo il pc, magari mentre prendiamo un caffè, però credo che una riunione nella sede fisica in cui ci si guarda negli occhi e si interagisce è più produttiva e sicuramente meno alienante in termini sociali e sindacali. Lo smart è una forma di lavoro che se non attuata bene, se non regolata, se non contrattualizzata, cosa che chiediamo non solo in questo momento ma anche da prima, è una forma di lavoro disgregante – sottolinea il sindacalista -. Soprattutto per questo noi ci troviamo interpreti e protagonisti sia di un analisi che di una lettura e una immaginazione del futuro perché il presente ci propone questa grandissima sfida per la sostenibilità del sistema di lavoro che rappresentiamo”.

Per il segretario generale della Cisl Roma Capitale Rieti, Carlo Costantini, “inoltre c’è tutta la questione della disconnessione sancita per legge e da regolarizzare. Tutto questo sarà compito delle parti sociali nei contratti e negli accordi aziendali così come l’applicazione della legge sulla sicurezza sul lavoro in tutti i contesti di smart working”. Per quanto riguarda Roma “c’è una sfida nella sfida. Roma è la città, che più di qualsiasi altra in Italia, si prepara a grandi cambiamenti dovuti anche alla sua estensione territoriale. Se la confrontiamo – prosegue il segretario – con le conurbazioni di Ankara, Istanbul e Londra possiamo affermare che è una della delle maggiori capitali europee. In questo momento in Europa ma anche fuori si sta spingendo sul soggetto di città, ovvero su soggetti che hanno spazi abitativi nel raggio di pochi chilometri dal luogo di lavoro e che consentono di raggiungere la sede in 15 minuti. E’ evidente che lo scenario di pandemia ha cambiato anche lo scenario di Roma. Ogni giorno vediamo strade semivuote sia in centro che nelle periferie così come gli uffici sia pubblici che privati”.

“Per adesso circa la metà dei 23.000 dipendenti del Campidoglio continueranno a lavorare da remoto e la metà dei 400.000 dipendenti pubblici – precisa il segretario generale della Cisl Roma Capitale Rieti, Carlo Costantini -. Dobbiamo capire cosa succederà all’interno della nostra città, perché oltre a questi saranno anche tante le aziende private che utilizzeranno lo smart working. Solo su questi dati l’agenzia della mobilità ha previsto un calo di circa 400.000 viaggiatori sui mezzi pubblici. In sostanza c’è bisogno anche di una linea guida per riprogettare l’edilizia, l’architettura del centro e delle periferie, perché se più persone saranno a casa il quartiere diventerà un po’ il centro della vita per cui più spesa e più shopping nei dintorni, più tempo libero e spostamenti limitati. I soldi del recovery fund possono accompagnare tutte queste cose e potrebbero servire per una rigenerazione urbana e per riequilibrare il rapporto tra il centro e la periferia”. Da qui la proposta lanciata dal segretario: “perché insieme a tutto il sindacato non costruiamo il laboratorio Roma, a partire dall’analisi sulla diffusione dello smart working, da declinare rispetto alle dinamiche che si genereranno, e coinvolgere tutti quei soggetti che vogliono lavorare con Roma e per Roma. Su questo credo che potremmo sicuramente avere una bella sinergia”, concude Costantini.