Costantini(CISL): Riformare gli ammortizzatori sociali.

di Carlo Costantini*

Roma 12 febbraio 2021 – La pandemia ha creato una crisi senza precedenti e ha messo a nudo le fragilità del nostro sistema. Però bisogna dire che queste fragilità rispondono e scontano dei vizi di forma che erano già presenti prima e che la pandemia ha soltanto acuito. Quindi l’elemento centrale della nostra discussione deve riguardare la ripresa del paese soprattutto in ordine agli equilibri generazionali che rischiano di essere ulteriormente aggravati anche rispetto alle disparità di genere che si stanno manifestando. La crisi economica, quindi, è stata una condizione di rottura, un’interruzione in cui sono saltati gli schemi, gli equilibri e le dinamiche costituite da sistemi di garanzia chiari che esistevano prima della pandemia. Mentre durante lo shock pandemico si è messa in atto una deriva e rispetto alla chiusura delle attività, e rispetto agli squilibri  che si sono presentati soprattutto sul fronte lavorativo e su quello dell’economia delle famiglie che all’improvviso si sono trovate senza lavoro oppure con un reddito notevolmente diminuito, Una situazione che si è acuita anche per i ritardi con i quali sono stati erogati gli ammortizzatori sociali. Alla luce di tutto questo noi auspichiamo, per il futuro, una riforma degli ammortizzatori sociali. A nostro avviso la strada da intraprendere è quella dell’ammortizzatore universale. Infatti gli ammortizzatori sociali così come sono strutturati non vanno. Oggi ci sono ammortizzatori sociali che seguono strade e tempistiche diverse rispetto alle categorie a cui sono destinati, rispetto alle contribuzioni e perfino ai contratti. In questo modo rischiamo di avere un panorama in cui ci sono diversi ammortizzatori sociali. Per cui alla fine ci sono lavoratori che prendono una certa cifra in un certo lasso di tempo e lavoratori che da Marzo o maggio dell’anno scorso ancora non hanno ricevuto 1 euro e sono praticamente nella disperazione più assoluta. Sappiamo che con queste condizioni, purtroppo, si ci si rivolge anche a strumenti non convenzionali pur di andare avanti. Insomma è come se avessimo alzato una diga per arginare le acque piovane ma inadatta a fronteggiare una piena. Il rischio, quindi è che di fronte ad una piena veloce e improvvisa l’argine rischia di sgretolarsi facendo fuoriuscire una enorme massa di acqua. Ecco noi dobbiamo capire come fronteggiare l’inondazione quando gli argini saranno crollati. In altre parole dobbiamo capire come va affrontata questa emergenza. Se attraverso le misure e gli strumenti di carattere straordinario oppure attraverso un’azione riformatrice che dovrà andare di pari passo con la ripresa economica e il recupero della competitività del nostro tessuto produttivo. E’ chiaro che l’INPS si è vista arrivare addosso una valanga, una piena non certo preventivata. Non possiamo pensare che l’INPS possa essere pronta rispetto ad una crisi tipo il 2001 piuttosto che il 2008 ripetuta nel tempo. Ma questo ci fa capire che comunque ci sono delle lacune insite nel sistema e che vanno pertanto considerati i punti di forza e di debolezza. Il punto di forza riguarda i tempi dei ristori dopo l’empasse di inizio pandemia. Il punto debole riguarda le politiche attive del lavoro che vanno potenziate e valorizzate. Mi preme sottolineare l’orientamento definito, e da parte mia anche condivisibile, che riguarda l’introduzione di un complesso di strumenti volte a favorire l’occupazione attraverso la formazione. Questo è un cavallo di battaglia di Cgil Cisl e Uil. Per noi la formazione è il tema principale. La pandemia ci ha abituato purtroppo anche ad altre e diverse forme di lavoro che non finiranno con l’immunità di gregge. Inoltre ci si è accorti che in Italia siamo in ritardo sullo smartworking, sul lavoro agile, sull’home working, chiamiamolo come vogliamo. Si tratta sempre di un lavoro  a distanza e probabilmente qualcuno, alla fine magari spontaneamente, ha capito che si possono fare le stesse cose stando a casa.  E a questo punto, dico,  anche con minor utilizzo di personale al di là della del degli spazi che si possono avere nel luogo di lavoro. Vi faccio un esempio pratico visto che provengo da un settore che segue la vigilanza privata. Davanti alle banche generalmente ci sono sempre state le guardie giurate. Mi dite quanti di voi, in questo momento, andando nella banca di fiducia vedono il rassicurante vigile con tanto di pistolone sulla cintura? Forse lo si può ancora vedere in una banca su 10. Le altre si affidano a una centrale in cui una sola persona riesce a tenere a in visione 10 telecamere con altrettante banche e quando vede un movimento sospetto spinge un tasto e la questura manda una volante in tre minuti. Ma nessuno si chiede se quelle persone, che non stanno più davanti a quella banca,  sono state impiegate da un’altra parte? Questo problema investe direttamente il tema della formazione perché non possiamo dire ad una persona, non c’è più il tuo posto, grazie tante e arrivederci. Oggi nella migliore delle ipotesi  queste persone usufruiscono degli ammortizzatori finché durano. Il valore della persona non vale un anno, due anni o tre anni. Ossia il periodo di copertura della Naspi. Un ammortizzatore sociale vale per tutto il loro percorso di lavoro. Su questo ci dobbiamo concentrare. Questo è il tema più importante: formare i lavoratori anche in professioni diverse, magari opposte a quelle che avevano. E su questo bisogna sicuramente investire tantissimo. Gli ammortizzatori sociali che in questo momento, hanno probabilmente salvato il nostro paese non soltanto dalla crisi economica ma anche sociale, vanno riformati.  Altrimenti si rischia di creare disoccupati cronici. Al di là che non esiste più la cassa integrazione di 15-20 anni come è succedeva in passato e con la quale i lavoratori andavano in pensione, però posso affermare che in quel modo abbiamo salvaguardato dei redditi ma probabilmente non abbiamo fatto il bene di questa società perché non abbiamo  inserito persone, anche con diverse competenze, nel mondo del lavoro.  Insomma il sostegno al reddito deve essere limitato nel tempo e coniugato con le politiche attive del lavoro dove non brilliamo certo per competenza. Tra gli ammortizzatori possiamo includere Il reddito di cittadinanza che in questo periodo è stato di supporto e ha aiutato quelle persone che erano fuori dai ristori e dagli ammortizzatori sociali per motivi diversi che andavano dalla mancanza di un contratto di lavoro certificato al contratto di lavoro semestrale non rinnovato per gli altri sei.  Inoltre non possiamo credere che i navigatori che sono dei lavoratori precari devono trovare lavoro a dei disoccupati. Ecco ci vogliono molte più competenze e ci vuole un’azione determinata con delle politiche che vadano oltre tutto questo. Il senso degli ammortizzatori è quello di rimettere il lavoratore nel posto di lavoro o comunque dargli quelle competenze per trovarne un altro perché così rischiamo di bruciare una parte dei soldi che arriveranno dalla New x Generation.  Speriamo che il governo accolga la proposta di prolungare oltre il 31 di Marzo il blocco dei licenziamenti. Ma prima o poi finirà tutto questo e  allora se non siamo pronti il giorno dopo che finisce che cosa diremo ai lavoratori? Insomma ci troveremo comunque di fronte ad una crisi sociale devastante. Allora su questo dobbiamo mettere sicuramente un punto fermo. Così come dobbiamo risolvere alcune criticità che riguardano le coperture incomplete per i lavoratori precari,  gli autonomi, per quelli che hanno un contratto di lavoro ciclico e per quelli che non riescono poi ad accedere a quelle che sono le minime coperture previste dai vari decreti. E’ chiaro che abbiamo messo in campo più di 33 miliardi e questo è un fatto che va sicuramente apprezzato. Ma è anche vero che siamo il paese che ha avuto più ristori da parte dell’Europa e siamo anche il paese in cui la pandemia ha colpito in modo più duro, forse perché ci ha trovati impreparati. Adesso non è il momento di dire chi ha sbagliato e dove ma è il momento di guardare avanti per capire domani come  possiamo rimetterci in marcia. 

Segretario Generale CISL Roma Capitale Rieti