Coronavirus, variante inglese troppo contagiosa: sindacati chiedono distribuzione ai lavoratori di mascherine ffp2

“Le mascherine chirurgiche potrebbero non essere più sufficienti, servono le Ffp2 o le Ffp3: chiediamo dispositivi di protezione adeguati per difendere i lavoratori dalla variante britannica del Covid-19, più contagiosa rispetto alle altre e quindi più facilmente trasmissibile”. La richiesta alle aziende del commercio arriva dal sindacato ‘Cobas Lavoro privato’, a seguito delle dichiarazioni rilasciate a Repubblica di Walter Ricciardi, consigliere scientifico del ministro della Salute per la pandemia da coronavirus, nonché professore di Igiene all’Università Cattolica di Roma.

“Se indossiamo le mascherine chirurgiche o di stoffa in un luogo chiuso e non areato, senza mantenere la distanza di sicurezza, il virus inglese penetra meglio nelle mucose e quindi la probabilità di infettarsi aumenta” mentre “se utilizziamo le mascherine Ffp2, Ffp3, che esercitano un’azione filtrante, il pericolo non sussiste – assicura Ricciardi – dobbiamo adottare misure più rigide per evitare il contagio”. E adesso diverse sigle sindacali lanciano l’allarme. 

“I lavoratori a rischio contagio sono circa 3 milioni in Italia e oltre un centinaio di migliaia nel Lazio – fa presente Francesco Iacovone, dirigente nazionale di Cobas – lavorano in posti chiusi e mal areati, i supermercati e i centri commerciali non hanno finestre, rispettare il distanziamento sociale di un metro e mezzo per i dipendenti è praticamente impossibile. Bisogna dare ai lavoratori mascherine filtranti e rivedere il Protocollo anti-Covid di sicurezza”.

“Nell’azienda Coop – spiega il Cobas, che nel Lazio rappresenta un migliaio di lavoratori e una trentina di aziende commerciali – si sono registrati 20 casi in soli due punti vendita , da inizio pandemia. Dopo l’estate i casi Covid-19 sono aumentati di circa il 90%”. Secondo i dati di Unicoop Tirreno, aggiornati al 17 gennaio, sono sette i punti vendita nel Lazio nei quali c’è stato più di un contagio dall’inizio della pandemia: a Roma Casilino 11 casi su circa 158 lavoratori; a Roma Eur sette su 161 lavoratori; a Viterbo Iper tre su circa 141 lavoratori; a Campagnano due su 9 lavoratori, solo per citarne alcune.

“Questi dati evidenziano che da settembre in poi c’è stata un’impennata improvvisa di casi. La variante inglese mette molta paura perché ci hanno spiegato che ‘bucà le mascherine chirurgiche”. Dunque “chiediamo alle aziende della ‘Grande distribuzione organizzatà dispositivi di protezione individuale adeguati, come Ffp2 o Ffp3, perché lavorare 8 ore al giorno in un luogo chiuso con l’impossibilità di mantenere le distanze di sicurezza, alla luce di queste nuove evidenze scientifiche, mette a rischio la salute di ben tre milioni di lavoratori”.

“Siamo preoccupati per la nostra salute. I clienti non rispettano la distanza e non tutti indossano la mascherina correttamente – ammette la dipendente di un supermercato che chiede di restare anonima – dove lavoro io non ci sono finestre, il posto non è ben areato, o meglio ci sono i condizionatori ma non si è capito se sono sufficienti a pulire l’area”. 

“Tutti i giorni è una lotta – aggiunge una dipendente di Ipercoop -L’azienda ci ha dato le mascherine chirurgiche, ma io mi porto da casa la Ffp2 perché mi sento più sicura. Visto che a novembre ho avuto anche il Covid. Dovremmo indossare tutti le mascherine filtranti”. 

“Purtroppo tutti i posti di lavoro sono a rischio Covid-19 se non si rispettano le regole – dichiara Carlo Costantini, segretario generale Cisl Roma Capitale Rieti – Per noi deve essere rispettato il protocollo nazionale firmato con il governo, a iniziare dal rispetto dei distanziamenti di sicurezza e l’uso delle protezioni a partire dalle mascherine protettive”. Un concetto incontrovertibile che non sfugge alle altre sigle sindacali. 

Leggi l’articolo integrale su Repubblica Roma di venerdì 29 gennaio 2021