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ATAC. CGIL-CISL-UIL: NO A REFERENDUM, CON IL SI DISSERVIZI E AUMENTO TARIFFE

ATAC. CGIL-CISL-UIL: NO A REFERENDUM, CON IL SI DISSERVIZI E AUMENTO TARIFFE

mercoledì 7 novembre 2018/Categorie: Prima Pagina

REFERENDUM ATAC: SINDACATI UNITI PER IL NO, "SAREBBE REGALO A PRIVATI" 

Roma, 07 Novembre 2018 - (Agenzia Nova)
 - Sindacati uniti per il 'no' alla privatizzazione del trasporto pubblico a Roma, il tema oggetto del referendum in programma nella Capitale domenica 11 novembre. I sindacati, riuniti oggi in conferenza insieme ai rappresentati della categoria trasporti, hanno fatto quadrato contro l'ipotesi di affidamento del trasporto pubblico attraverso una gara d'appalto che, affermano convinti, "favorirebbe solo i privati, mentre non garantirebbe un servizio efficiente ai cittadini, specialmente nelle tratte periferiche, quelle meno remunerative per i privati". Ha spiegato in conferenza Luca Bozzi, segretario generale Cisl Roma Capitale e Rieti: "Siamo fermamente convinti che il 'no' ai due quesiti referendari sia l'opportunità che i cittadini romani devono cogliere, domenica prossima, per ribadire che il servizio pubblico è l'unica garanzia per un'offerta universale e per il mantenimento di una condizione positiva dell'offerta di trasporto". Per Michele Azzola, segretario generale Cgil Roma e Lazio, "La privatizzazione del servizio è solo un modo per garantire a certi imprenditori e alle lobby che in questo Paese governano da 20 anni, di guadagnare dalla gestione di attività in monopolio".


"Sarebbe interessante capire chi c'è dietro questo referendum - aggiunge Azzola - e perché ancora si insiste su questa strada. Noi dobbiamo rilanciare una multiutility finanziariamente solida in grado di fare come nel nord Italia. Un servizio pubblico che garantisce qualità a turisti e cittadini". "Siamo contrari perché questa non è una privatizzazione - ha affermato Alberto Civica, segretario generale Uil Roma e Lazio - Questo è concorrere ad un appalto per 500 milioni pubblici, su cui il privato vuole guadagnare. Pensiamo ad altri casi di privatizzazione, ad esempio nelle Ferrovie dello Stato. Parlare con il comitato pendolari sarebbe utile per capire intanto in che condizioni si viaggia nelle tratte cosiddette 'non remunerative', e poi per sapere che negli ultimi anni il prezzo del biglietto per i pendolari è salito del 15 per cento. Qui si vuole in regalo al privato - ha sottolineato Civica - perché chi vince l'appalto vince il servizio, non si compra Atac, i cui debiti rimarrebbero sulle spalle dei cittadini romani, e il privato si prenderebbe solo la possibilità di guadagnare sulle linee". Nodo centrale naturalmente anche la questione relativa ai lavoratori e alle lavoratrici, che negli ultimi anni, ha spiegato Simona Rossitto, segretario generale Uil Trasporti Lazio, "hanno fatto sacrifici con stipendi ridotti e turni di lavoro più lunghi, sacrifici che dovrebbero però essere supportati da investimenti concreti sui mezzi, sulle risorse, e da un piano per il trasporto urbano concreto che punti sulle preferenziali e sulla lotta alla sosta selvaggia". 

ATAC. CGIL-CISL-UIL: NO A REFERENDUM, CON IL SI DISSERVIZI E AUMENTO TARIFFE


(DIRE) Roma, 7 Novembre 2018. - Cgil, Cisl e Uil dicono No al referendum dell'11 novembre per la liberalizzazione del tpl a Roma. L'annuncio ufficiale sulla loro scelta di campo e' stato dato questa mattina in una conferenza stampa alla presenza dei segretari di categoria e di quelli confederali come Michele Azzola, segretario della Cgil Roma e Lazio, Luca Bozzi, segretario della Cisl Roma e Rieti e Alberto Civica, segretario della Uil Roma e Lazio. Per i sindacati il No e' una scelta obbligata. Per i confederali se il tpl a Roma venisse liberalizzato si andrebbe incontro ad un sicuro aumento dei costi delle tariffe a carico dei cittadini, alla diminuzione della qualita' del servizio offerto, ad una riduzione degli standard di sicurezza, e alla precarizzazione del lavoro. Inoltre Cgil, Cisl e Uil hanno ricordato la "fallimentare esperienza di Roma Tpl" che ha portato "ad un aumento dei contenziosi con l'amministrazione pubblica con costi a carico dei cittadini e a ritardi nei pagamenti dei dipendenti che generano continua agitazione dei lavoratori". "Siamo fermamente convinti- ha detto Bozzi della Cisl- che il No debba essere la risposta che i cittadini romani devono cogliere come opportunita' per ribadire che il servizio pubblico e l'unica scelta per un servizio universale di trasporto".(SEGUE) 


(DIRE) Roma, 7 Novembre 2018 - "Noi siamo per il No- ha ribadito Civica della Uil- perche' come gia' successo in altri settori privatizzati, come le Fs, le linee periferiche viaggeranno in condizioni peggiori e ci dovremmo anche aspettare un aumento dei biglietti. Andiamo incontro ad uno scenario che, a fronte di un contratto da 500 milioni, vedra' un soggetto privato che potra' guadagnare su un soggetto pubblico. E chi prendera' il servizio non si prendera' anche i debiti che resteranno invece in capo ad Atac quindi ai cittadini". "Perche' No?- ha concluso Azzola della Cgil- perche' il problema non e' il privato ma e' infrastrutturale. Una multiutility di proprieta' pubblica, finanziariamente forte, potrebbe rilanciare il tpl. Liberalizzare, sulla base delle attuali infrastrutture, potrebbe garantire solo ai privati particolari di guadagnare sul pubblico".

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